Reportage del seminario presso la FOAMI
L’affluenza di una cinquantina di architetti parla chiaro: la chiusura degli impianti è un argomento sentito e sofferto da parte dei professionisti del cantiere.
Nonostante gli anni di studi e l’esperienza sul campo, botole d’ispezione e ante a parete continuano a imbruttire progetti altrimenti fantastici, creando incubi estetici ma anche di sicurezza per il committente a cui si consegna il lavoro.
Ma l’ampio interesse dimostrato dai presenti (e da chi non è potuto venire) non solo indica una curiosità impellente su come eliminare il disagio, ma anche la scarsità – anzi, la totale assenza – di divulgazione e momenti formativi per i professionisti sulle chiusure per impianti.
D’altronde, se il mercato del filo muro è fatto da prodotti che sono essi stessi causa di questi disagi, da quale pulpito qualcuno potrebbe insegnare a risolverli?

Così il seminario, tenuto giovedì 5 maggio presso la Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Milano, si è rivelato un’occasione irripetibile e preziosa per i professionisti del settore.
Questo perché, a parlare di chiusure per impianti e A FiLO, c’erano professionisti degli unici settori con voce in capitolo:
Claudio e Marco Gratton di GMC Air Specialist – specializzati in impianti di VMC e climatizzazione
Arch. Filippo Chiesa Ricotti – fondatore dello studio GruppoTre
Noi di COMPASSiN – gli unici produttori di Chiusure A FiLO esperti di cantiere a secco


Il seminario
L’organizzazione del seminario è stata un lavoro combinato non solo coi professionisti menzionati, ma anche col direttivo della FOAMI. “È stato uno scambio di idee e opinioni, al fine di creare un momento formativo valido per gli architetti partecipanti”. Così ha parlato Angela Panza del Consiglio di Amministrazione, nella sua introduzione al seminario.
Ovviamente le chiusure per impianti erano l’argomento centrale. Argomento che, però, non può prescindere dal tema generale del filo muro. Così dopo una panoramica generale, i presenti hanno potuto scoprire (o ricordarsi di) errori comuni con questo genere di chiusure. Primo di tutti l’errore di progettazione, o meglio di non progettazione di questi elementi: troppe volte delegati alle maestranze, per risultati fuori dal controllo del progettista e quasi sempre deludenti.
Poi le conseguenze che questi risultati causano al cliente finale: difetti estetici e asimmetrie nel migliore dei casi, intralcio alle ispezioni e pannelli pericolanti sul soffitto nei casi peggiori ma frequenti.


Conoscere l’impiantistica per saperla chiudere al meglio
A sottolineare questi disagi è stato lo stesso impiantista Claudio Gratton, ricordando la ferita rimediata da un suo collaboratore e due suoi clienti con la caduta di una botola in cartongesso. “Non voglio neanche più vedere botole del genere.” Ha detto Gratton nel suo intervento, in linea con la cura che GMC Air Specialist mette in ogni lavoro di impiantistica.
Le testimonianze di GMC hanno riscosso tanta curiosità e interesse da parte degli architetti presenti, in particolare l’approfondimento sulla Ventilazione Meccanica Controllata.
Quel macchinario, a soffitto o a parete, di solito è visto dagli altri solo come qualcosa da nascondere. Ma qui si è parlato nel dettaglio del suo funzionamento, e di come una progettazione sommaria, e un lavoro non ben organizzato tra architetto, impiantista e cartongessista, riversano sull’inquilino anni di disgrazie.
Filtri in posizioni irraggiungibili, tubature inadatte e botole inavvicinabili: tutti ostacoli al funzionamento di un macchinario che dovrebbe, invece, garantire una miglior qualità della vita agli abitanti delle case che consegniamo.
Gli impianti e la loro chiusura, confermano i tecnici di GMC, non possono essere delegati: nel progetto devono già esserci tutte le indicazioni per i professionisti che arriveranno in cantiere.
Il ruolo dell’architetto

Dopo un caffè e uno spuntino arriva il momento dell’architetto Filippo Chiesa Ricotti. “A volte a noi architetti ci pensano tuttologi: esperti di illuminazione, termotecnica, strutturistica, impiantistica… Ma ovviamente non possiamo esserlo.”
Le parole dell’architetto sottolineano un tema importante: la scelta dei giusti professionisti
con cui consultarsi, già in fase di progetto, per prendere le giuste decisioni in tempo e non dover improvvisare all’ultimo. I risultati, come qualche presente ha confermato, li conosciamo bene.
L’intervento di Chiesa Ricotti ha toccato non solo l’impiantistica ma anche gli spazi residui, e in generale tutti quelli elementi che il progettista vorrebbe nascondere mantenendoli accessibili.
Sembra una eterna sfida, e per molti lo è ancora.
Ma uno degli scopi del seminario era proprio quello di evidenziare come un architetto consapevole sia in grado di trasformare ogni angolo e vano in spazi ottimizzati, integrati, belli e funzionali.
“Nel nostro lavoro i rapporti col committente durano mesi, se non anni.” Ha raccontato l’architetto. “Rapporti che poi spesso si coltivano anche in seguito: entriamo negli aspetti più intimi della vita del cliente finale, quando ne progettiamo la casa. È un peccato incrinare questi rapporti a causa di negligenze.”
Il pomeriggio si è concluso con gli ultimi consigli da parte dei professionisti che ci hanno accompagnato.
Poi la presentazione di GIGAbotola e ANTECHA: le chiusure per impianti con cui sempre più professionisti hanno dimenticato l’incubo dei macchinari da nascondere.

Alla fine spazio al rinfresco, allestito presso la sala della FOAMI.
Tra bicchieri e stuzzichini gli architetti hanno potuto confrontarsi direttamente coi relatori: scambi di idee, consigli e richieste di approfondimento.
I partecipanti sono tornati a casa con due crediti formativi, materiali cartacei per prossimi spunti e, soprattutto, una conoscenza chiara e solida per non farsi più ostacolare da impianti e chiusure nei prossimi progetti.
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