All’inizio sembrano tutte uguali: pulite, bianche, in linea col controsoffitto. Poi, dopo qualche mese, iniziano a comparire aloni grigi, bordi anneriti e segni di degrado intorno ai fori o alle asole d’aerazione.
È l’effetto inevitabile delle botole in cartongesso forate, una soluzione nata per rispondere all’esigenza di unire ispezione e passaggio d’aria, ma che nel tempo si rivela fragile, antiestetica e dannosa.
In molti casi, infatti, la foratura è indispensabile per la ripresa dell’aria negli impianti di climatizzazione o VMC (Ventilazione Meccanica Controllata).


Esistono due tipologie di macchinari che funzionano raccogliendo l’aria per rimetterla nell’ambiente fresca e pulita:
• Quelli con ripresa canalizzata, dove l’arai viene aspirata attraverso condotti e griglie dedicate;
• Quelli con ripresa libera, in cui la macchina assorbe direttamente l’aria dell’ambiente.
In quest’ultimo caso, per motivi estetici, molti progettisti e posatori hanno iniziato a utilizzare la botola di ispezione anche come punto di ripresa, sostituendo le griglie d’aerazione: una sola chiusura dalla doppia funzione, capace di liberare il soffitto da ingombri e brutture.
L’intuizione è corretta, ma il problema è il materiale.
Il cartongesso non nasce per essere forato


Il cartongesso è formato da un’anima di gesso racchiusa tra due fogli di carta: è questa protezione che lo mantiene stabile e resistente nel tempo.
Quando lo si fora o fessura, si espone il nucleo interno all’aria e all’umidità, innescando il processo di degrado. Il gesso, infatti, assorbe impurità e condensa, diventando presto visivamente scuro e tecnicamente indebolito.
Esistono lastre in cartongesso forate – nate per scopi decorativi o fonoassorbenti – ma queste sono sempre rivestite con un “tessuto non tessuto” che protegge il materiale dall’aria e dall’umidità. Nelle botole, invece, la foratura lascia il gesso completamente esposto: è qui che iniziano i problemi.
Chi ha visto un controsoffitto con botole forate dopo un paio d’anni sa di cosa si parla: macchie nere attorno ai fori, bordi che si sfarinano, superfici impossibili da pulire o mantenere.
In più, con i suoi 12,55 mm di spessore, il bordo del foro resta sempre visibile e, col tempo, evidenzia l’effetto “macchia” tipico dei materiali che assorbono impurità.
La soluzione: cambiare materiale, non funzione


La risposta sta in materiali polimerici come il composito di alluminio.
Inerte, leggero e resistente all’umidità, il composito di alluminio mantiene nel tempo le sue caratteristiche anche se tagliato o lavorato per il passaggio dell’aria.
Con soli 3 mm di spessore, permette di ottenere una finitura perfettamente complanare, pulita e duratura.
In questo modo è possibile combinare – per davvero – due funzioni in un unico elemento: ispezione e ripresa d’aria senza compromettere né l’estetica né la solidità del controsoffitto.
Insomma, se sai già che le botole in cartongesso forate non sono una scorciatoia, ma una fregatura dal punto di vista tecnico ed estetico, non devi accontentarti.
Dell’impiantistica non si può fare a meno. Ma se non vuoi che degradi i lavori che consegni, è il momento che tu scopra la botola realizzata in materiali progettati per durare, che uniscono tecnologia costruttiva, resistenza e precisione estetica.


